venerdì 4 luglio 2014

Riflessione sull'invidia

Oggi stavo riflettendo su un sentimento che per fortuna ha sempre trovato poco spazio nella mia vita e nella mia filosofia: l'invidia.
In un'Italia che va sempre peggio e che propone modelli sempre più artefatti attraverso programmi TV, quotidiani e pubblicità l'invidia trova forse anche più spazio di quanto normalmente ne avrebbe avuto in tempi meno difficili.
La famosa invidia dell'erba più verde del proprio vicino: la macchina più bella, o più nuova, l'appartamento ristrutturato, le vacanze che lui riesce ancora a fare e che noi magari non riusciamo più a permetterci. E così via. Quasi sempre ascolto parole di invidia verso le cose materiali, la posizione sociale, il denaro e tutto quello che riesce a comprare (a volte, belle donne - o begli uomini - inclusi). Al limite sento invidie verso i figli: ce li ha e io no. Ce li ha e sono più bravi a scuola, o sono più belli, etc. Ma anche in questo caso il moto d'invidia ha pur sempre una sorta di radice correlata a qualcosa di concreto, di possessivo.
E' raro invece udire parole di invidia verso una superiore cultura, perchè no una superiore intelligenza, una superiore saggezza o carità d'animo. Nessuno invida il proprio collega o il proprio vicino di casa perchè conosce gli artisti del Rinascimento, o può raccontare la storia che si cela dietro un monumento della propria città. Men che meno ho mai sentito qualcuno invidiare un conoscente, per la sua saggezza o perchè fa il volontario in Croce Rossa o fa qualche sacrificio per donare qualcosa a chi ha di meno. Non c'è invidia in questi casi; tutt'al più (e non sempre) un senso di ammirazione o di generica approvazione.

Secondo me l'invidia in quanto tale è un sentimento comunque e sempre negativo e inutile, ma se proprio in qualità di esseri umani dobbiamo provarla ogni tanto nel corso della nostra vita, credo che sarebbe molto più utile, per primo a noi stessi, se la provassimo verso questo secondo genere di situazioni, e non verso il puro materialismo.

Certamente tutti vorremmo essere persone in grado di contare su ricchezze capaci di soddisfare ogni nostro desiderio e necessità, magari qualcuno vorrebbe anche lui essere uno sportivo famoso o avere comunque una certa notorietà in determinati ambiti o essere circondati da persone che riconoscono la nostra superiorità nel nostro settore e... che magari ci invidiano dal basso dei loro limiti, così umani e che così bene conosciamo noi per primi.

Quanti, il giorno prima dell'incidente sugli sci che lo ha mandato in coma per mesi, avrebbero voluto vivere la vita di un campione di Formula Uno entrato nella leggenda come Schumacher? Ricco da non poterli spendere in 10 vite, con una famiglia splendida, una vita intensa ed emozionante che lo ha portato a girare il mondo nei migliori anni della sua gioventù, e chissà cos'altro di bello. Quanti, solo un anno fa, avrebbero voluto essere un personaggio poliedrico e di successo come Giorgio Faletti scomparso oggi per un male incurabile: scrittore, attore, comico, cantante... sempre di successo, noto e riconosciuto. E gli esempi potrebbero continuare all'infinito.

E quanto vorrebbero essere nei loro panni oggi, 4 luglio 2014?

E allora che senso ha l'invidia? che senso ha sprecare tempo ed energie per invidiare la vita degli altri? Godiamoci la nostra, con i propri pregi e i propri difetti. Non saremo miliardari, ma siamo tutti esseri umani, con le proprie gioie, le proprie debolezze, le proprie sconfitte con cui fare i conti e soprattutto con la nostra vita da vivere.

Poco fa sono andato al bar, ho bevuto un caffè e letto la prima pagina della Gazzetta. Nulla di speciale, di emozionante o di invidiabile. Ma quei dieci minuti così semplici e poco interessanti per il resto del mondo, sono stati un pezzettino della mia vita. E ho deciso io come averli vissuti e con quali sentimenti averli arricchirti. Dovremmo tutti essere più consapevoli di quanto importanti siano anche i momenti meno importanti.




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